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Paolo e la Musica, la sua ragione di vita.

Mi chiamo Imma Zarrella e sono la coordinatrice del Gruppo di Civile Convivenza della Cooperativa “Attivarci”. Nella mia esperienza lavorativa ho affrontato varie storie e vicende umane molto delicate. Tra le tante, ricordo con maggiore emozione e soddisfazione quella di Paolo Argenziano.

Ho conosciuto Paolo nell’ottobre 2013, quando abbiamo aperto il Gruppo di Civile Convivenza. In realtà già sapevo molto di lui. E non erano certo informazioni “piacevoli”. All’epoca lavoravo come operatrice in progetti terapeutico-riabilitativi per persone affette da sindromi psichiatriche. È un lavoro d’équipe, spesso difficile e faticoso. Si procede a piccoli passi, a volte sembra di non muoversi affatto. Ma quando, poi, riesci a raggiungere dei risultati, sono grandi soddisfazioni.

Nel caso di Paolo, però, non riuscivo proprio ad intravedere la possibilità di effetti positivi di nostri eventuali interventi. Sicuramente mi basavo su dicerie. Però erano tante (troppe!) le persone che raccontavano aneddoti strani su di lui. Paolo è un uomo di 46 anni molto conosciuto nella città in cui vive, non solo perché è figlio di persone prestigiose ed è un musicista compositore, ma anche perché le sue querele e minacce contro tutti sono all’ordine del giorno. Per tale motivo la sua fama era arrivata a noi ben prima di stringergli la mano ed accoglierlo in casa.

Paolo ha un disturbo psicotico grave: ha idee deliranti con contenuti persecutori e megalomani. Si innervosisce se gli fai troppe domande, se lo ignori, se non lo accontenti. Inoltre, è un omone grande e grosso, che quando alza la voce non ti fa sentire proprio a tuo agio. Questo è Paolo in apparenza, quando non lo “vivi” tutti i giorni, non mangi con lui, non lo accompagni a prendere un caffè (che spesso e volentieri ti offre).

Nel 2012 Paolo ha avuto uno scompenso grave: si è chiuso in casa ed ha iniziato a lanciare oggetti dal balcone, minacciando di aprire il gas per far saltare in aria il palazzo. Le Forze dell’Ordine sono state costrette a fare irruzione in casa. Dopo un Trattamento Sanitario Obbligatorio e le esperienze in una clinica psichiatrica, in diverse case famiglia ed in altri Gruppi di Civile Convivenza, Paolo giunse da noi. Sollecitati da altri “utenti”, in pochissimi giorni avevamo, infatti, avviato anche noi un Gruppo di Civile Convivenza.

Quando arrivò, Paolo cominciò ad avanzare una mole inesauribile di richieste: “Voglio il computer, una scrivania più grande, una stanza tutta per me, il letto matrimoniale”... Ogni volta che lo accontentavamo su una richiesta, ne faceva un’altra subito dopo. Nel frattempo, però, ci rendevamo conto che ascoltarlo e spiegargli tutti i passaggi da “fare insieme” per ottenere ciò che voleva, lo rendeva più paziente e capace di tollerare la frustrazione. Condividere con lui pensieri e sacrifici era una cosa a cui non era abituato. Aveva trascorso, infatti, tutta la sua vita a sentirsi ignorato: dai genitori, dai compagni di classe ed anche da persone a cui si era affezionato. Per questo Paolo tendeva sempre a farsi sentire con la voce grossa e le minacce. Era l’unico modo che conosceva per essere ascoltato.

A volte mi faceva davvero paura. Ed allora cercavo di parlare con lui di quando era piccolo, per far “riemergere” ciò che lo spaventava e lo rendeva irascibile. Da piccolo Paolo era molto introverso. Mi ha raccontato che i genitori si erano subito accorti che c’era qualcosa che non andava ed era in cura, quindi, già da bambino. Per questo motivo il padre tendeva ad accontentarlo su tutto e, quando morì, Paolo pretese lo stesso trattamento dalla madre e da tutte le altre persone con cui entrava in relazione.

Noi, intanto, ci mostravamo con lui sempre disponibili al confronto ed ai chiarimenti. Cominciò, così, a sentire che eravamo dalla sua parte. Abbiamo progettato diverse attività con e per lui: abbiamo organizzato concerti e gite fuori regione, abbiamo scritto a radio locali per diffondere la sua musica. Suonare in pubblico lo rende molto felice: è bravo e merita di essere ascoltato. Pubblica anche molti video su Youtube.

Paolo ha iniziato, quindi, a mostrare il “buono” che aveva dentro, la generosità, la creatività e la disponibilità ad aiutare gli altri. Con il sostegno di una terapia farmacologica più idonea, ha preso anche maggiore consapevolezza del suo disturbo. Non che fosse guarito, ma quando aveva idee deliranti, sembrava in grado di “gestirle” meglio. Per tale motivo, dopo tre anni nel nostro Gruppo di Civile Convivenza, dal 1° gennaio 2016 Paolo è tornato a casa sua.

C’è sempre una nostra operatrice che lo supporta per diverse ore al giorno ed un badante che gli fa compagnia, ma la sua irrequietezza e la sua indisponenza verso gli altri sono diminuite. E quando di domenica viene a trovarci - mai senza un dolce da condividere con tutti noi - si mostra sempre gentile e rispettoso delle esigenze altrui.

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