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Bayezid, 20 anni. "La terra all'orizzonte non spuntava mai".

Mi chiamo Mia Bayezid. Sono nato il 10 maggio 1996 in Bangladesh, nel villaggio di Shune. Sono musulmano ed appartengo al gruppo etnico bangla. Sono cresciuto in una famiglia numerosa e molto povera.

La miseria in cui vivevamo mi ha costretto ad abbandonare gli studi dopo la seconda media per cercare un’occupazione. Essendo l’unico figlio maschio, sentivo ancor più il “peso” di aiutare la famiglia. Per un po’ ho fatto l’imbianchino, ma comunque non riuscivo a soddisfare i nostri bisogni. Ho deciso, quindi, di trasferirmi in un altro Paese alla ricerca di un lavoro più redditizio. Una scelta dolorosa e sofferta. Dovevo dire addio a tutto: alla mia famiglia, ai miei affetti, alle mie origini! Ma non potevo fare diversamente.

E così il 20 maggio 2014, indebitandomi notevolmente per affrontare il viaggio, ho lasciato il Bangladesh e sono giunto in aereo a Misurata, in Libia, grazie ad un “visto” fornitomi da un trafficante che mi è costato 2.500 euro. All’inizio ero felice, pensavo di essere finalmente vicino alla soluzione dei nostri problemi. Ho trovato lavoro, infatti, in una ditta di impianti idraulici, che mi pagava anche adeguatamente. Ahimè, è stata solo un’illusione. L’ennesima della mia vita! I soldi li ho presi soltanto per i primi due mesi, poi solo tanto duro lavoro. Senza nulla in cambio. Come se non bastasse, le condizioni di sicurezza in Libia sono peggiorate precipitosamente. Ho vissuto un periodo di grande paura, temevo fortemente per la mia incolumità.

Cosa fare a questo punto? Mollare tutto e ripartire? Nooooo, ancora... Ed invece sì, così ho fatto. Così dovevo fare! Ed ho scelto l’unica soluzione percorribile, benché molto rischiosa: affrontare il mare. Mi sono imbarcato per l’Europa il 27 maggio 2015. Non dimenticherò mai quei due giorni di viaggio. Mi sono sembrati un’eternità. In 400 - uno addosso all’altro - su un barcone che in realtà era una barchetta. In 48 ore ho potuto mangiare solo un tozzo di pane e bere pochissima acqua. Che incubo! Quanta paura di non farcela! La terra all’orizzonte che non spuntava mai! Finalmente, dopo tanta trepidazione, il 29 maggio siamo sbarcati a Lampedusa. E dopo qualche giorno, precisamente il 5 giugno, sono stato accolto nel Comune di Ogliastro Cilento (Sa) presso la struttura “Ogliastro Accoglie”, di cui sono tuttora ospite.

In Italia mi trovo molto bene, la struttura di Ogliastro è molto ospitale ed efficiente. Ma tutto ciò non può certo cancellare la grande nostalgia del mio Paese natio. Un giorno ci vorrei tornare. Riabbracciare i miei, rivedere i luoghi della mia infanzia e della mia adolescenza: sarebbe un sogno! Ma per ora è destinato a rimanere tale. Innanzitutto per la paura - forte e purtroppo reale - di essere “atteso” al mio ritorno dagli usurai. Non voglio neanche immaginare cosa potrebbero farmi. Maltrattarmi duramente, uccidermi… meglio non pensarci.

E poi, adesso devo darci dentro duramente, qui in Italia, per guadagnare abbastanza per aiutare la mia famiglia. Per ora va tutto bene. Da qualche mese ho anche iniziato a lavorare grazie al Consorzio “La Rada”, che mi ha offerto l’opportunità di essere assunto presso la Cooperativa Sociale “Stalker”, la quale, aderendo alla rete Funky Tomato, mi ha “inserito” nell’attività di produzione del pomodoro.

Un’esperienza importante, fondamentale, che può essere il principio della mia rinascita. Un lavoro vero, finalmente! Un contratto che potrebbe anche aiutarmi ad ottenere il riconoscimento della protezione internazionale, che finora mi è stata negata. Io ci spero tanto! Vorrebbe dire poter sicuramente rimanere in Italia, dove vorrei - almeno qui - vivere una vita tranquilla e serena.


La cooperativa
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Prometeo 82

Via Tanagro, n. 2
84132 SALERNO (SA)

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