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La storia di Filimon: un ricongiungimento familiare che va oltre gli ostacoli della burocrazia dell’Europa

Arrivato a Piaggine dall’Eritrea come minore non accompagnato, dopo quasi un anno nel Cilento riesce finalmente a ricongiungersi con la sorella Ghidey in Svezia. La sofferenza, i sacrifici, lo scoramento di fronte ai tanti dinieghi subiti dalla burocrazia, si sciolgono in un lungo abbraccio e nel tenero commento di Ghidey che, ancora incredula, accoglie il fratello così: “Quando ti ho lasciato eri basso , piccolo e cicciotto, avevi sei anni, oggi sei un piccolo uomo”. E poi le lacrime, questa volta di gioia, di Filimon: il suo futuro comincia da qui.

Filimon nasce ad Amohager, in Eritrea, l’11 settembre del 2000. La sua infanzia è molto tranquilla: ultimo di cinque fratelli, cresce tra scuola, amici e la campagna dove i genitori si occupano dell’allevamento del bestiame. A 16 anni, quando ancora minorenne, decide di lasciare l’Eritrea e scappare in Europa per aiutare la famiglia in difficoltà ed evitare di essere arruolato nell’esercito – in Eritrea vige l’imposizione del servizio di leva militare a tempo indeterminato –.
Filimon racconta che l’abbandono della scuola comporta la privazione di molti diritti, in primis la perdita dei documenti e poi l’obbligo di arruolarsi. Ha paura di morire, come tanti suoi amici, in una delle rappresaglie che insanguinano l’Eritrea dopo che il presidente-padrone Afewerki ha isolato e militarizzato il Paese, confinando la popolazione a un’estrema povertà e a violenze continue da parte dello stesso esercito o delle milizie della vicina Etiopia, da sempre ambiziosa a conquistare uno sbocco sul mare. Filimon, approfittando della vicinanza del suo villaggio con il Sudan, una notte, da solo, scappa. Bastano pochi giorni di assenza dalla scuola per essere dichiarato disertore dello Stato, pertanto sapendo il rischio che correrebbe in caso di ritorno, decide di proseguire attraversando Khartum, Gufra, Trablo e infine la Libia. Durante il viaggio vive di nascosto per timore di essere scoperto e consegnato all’esercito del dittatore Afewerki. Grazie alla sua famiglia, che, indebitandosi, paga ogni tratta del viaggio, l’8 luglio 2017 giunge finalmente in Italia e pochi giorni dopo viene trasferito presso la Comunità di prima accoglienza per i minori stranieri non accompagnati di Piaggine. Da subito dichiara agli operatori la presenza della sorella Ghidey in Svezia – la quale vive stabilmente lì da oltre sei anni con il marito e i cinque figli – esprimendo il forte desiderio di volerla raggiungere. Quando Ghidey lascia l’Eritrea, Filimon ha solo sei anni, e nel loro abbraccio riaffiorano i vecchi ricordi: “Eri basso, piccolo e cicciotto – esclama Ghidey abbracciando il fratello – Adesso sei un piccolo uomo”.
La Comunità di accoglienza avvia da subito la procedura di ricongiungimento familiare e l’Ufficio Immigrazione della Questura di Salerno formalizza tempestivamente la domanda in base al cosiddetto regolamento Dublino III (art. 8.1 del Regolamento UE 604/2013), in base al quale, nell’interesse superiore del minore, costui ha diritto a ricongiungersi con i propri familiari residenti in altro Stato dell’Unione. Si attendono i primi risconti dalla Svezia, che però richiede l’accertamento dell’età, mettendo in dubbio che Filimon sia minorenne. Come spiegare a un minore che l’Italia non mette in dubbio la sua età a differenza di un altro Paese?

A tal proposito è doveroso spendere due parole rispetto alla previsione normativa in Italia in merito a tale procedura. In base all’art. 5 comma 3 della legge n.47/2017, infatti, “qualora sussista un dubbio circa l'età dichiarata, questa è' accertata in via principale attraverso un documento anagrafico, anche avvalendosi della collaborazione delle autorità diplomatico-consolari. L'intervento della rappresentanza diplomatico-consolare non deve essere richiesto nei casi in cui il presunto minore abbia espresso la volontà di chiedere protezione internazionale ovvero quando una possibile esigenza di protezione internazionale emerga a seguito del colloquio previsto dal comma 1. Tale intervento non e' altresì esperibile qualora da esso possano derivare pericoli di persecuzione e nei casi in cui il minore dichiari di non volersi avvalere dell'intervento dell'autorità diplomatico-consolare”. 

Ebbene, Filimon, avendo chiesto protezione internazionale, non può recuperare alcun documento anagrafico mediante le autorità diplomatiche consolari, pertanto, in accordo con l’Ufficio dell’Unità Dublino Italiano che risponde ad ogni modo al riesame, viene concordato di ricostruire la storia di vita di Filimon con l’aiuto di un esperto, facendo emergere anche aspetti caratteriali tipici dell’età minorile. Prezioso è il lavoro svolto dal nostro psicologo dell’età evolutiva Paolo Landi e della mediatrice di lingua tigrina Selamawit Meconen, che raccolgono tutti gli elementi utili al fine di evidenziare – in maniera serena e senza ricorrere all’esame auxologico dell’accertamento dell’età – la minore età di Filimon.
Superato anche quest’ostacolo, si riaccende la speranza di vedere conclusa la procedura di lì a poco, ma così non è. La Svezia mette in dubbio il legame familiare tra Filimon e la sorella, sostenendo che quest’ultima non ha mai fatto menzione di avere un fratello. A questo punto interviene direttamente Ghidey, inviando una lettera – sia all’Unità Dublino svedese che alla nostra Comunità – nella quale spiega che, avendo fatto ingresso in Svezia attraverso un corridoio umanitario partito dal Sudan, è in quest’ultimo Paese che ha sostenuto un’intervista parlando della sua famiglia e quindi anche del fratello Filimon. Ma per la Svezia non è sufficiente: dalla Scandinavia arriva, sempre tramite l’Unità Dublino, un elenco di domande cui il minore deve sottoporsi. I quesiti riguardano la sorella, la sua famiglia, i suoi figli. Filimon non ha problemi a fornire risposte a tutte le domande, perché con Ghidey non ha mai perso i contatti in questi anni, confidandosi vicendevolmente ogni aspetto della loro vita.
I passaggi burocratici sembrano superati, ma Filimon è stanco, nervoso, sfiduciato. Comincia un duro lavoro di sostegno e di mediazione, grazie anche al supporto degli educatori, quando finalmente il 13 febbraio 2018 la Svezia riconosce la propria competenza. Filimon respira felice, inizia la procedura presso il Tribunale di Vallo della Lucania per l’autorizzazione all’accompagnamento e finalmente, grazie alla celerità dell’Ufficio del Giudice Tutelare, della sua cancelleria, e alla disponibilità del sindaco di Piaggine Guglielmo Vairo nella sua veste di tutore di Filimon, arriva il giorno della partenza per la Svezia. Ad accompagnarlo è Carmen D’Aletta, responsabile della Comunità per i minori “Piaggine Accoglie”, che segue Filimon nel lungo e tortuoso percorso dell’ultimo anno e mezzo. C’è spazio poi solo per le lacrime, questa volta di gioia, che accompagnano il lungo abbraccio tra Filimon e Ghidey, finalmente insieme.
Un ricongiungimento complesso, non scontato, che ha conosciuto tante battute di arresto, ma che grazie all’impegno di tanti e alla guida sapiente del nostro responsabile dell’area legale, l’avvocato Amarilda Lici, è andato a buon fine e ci dà la speranza e la forza di continuare in questa direzione. Perché l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, per quanto “buona”, non basta se non accompagnata dalla concreta possibilità di tracciare strade percorribili per il loro futuro: è in questo solco che si inseriscono i ricongiungimenti familiari e la possibilità di rendere esigibile il diritto europeo in materia di immigrazione.

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